La raccolta del fieno nella prima metà del XX secolo rappresentava un momento cruciale e intriso di antiche tradizioni. Non era solo un’attività agricola, ma un vero e proprio rito collettivo che scandiva i ritmi della vita contadina. Nel territorio della Lunigiana cominciava a maggio nei prati vicino al paese e terminava a luglio sui prati in altura.
Il taglio dell’erba durava diverse settimane e avveniva con la fèra (cioè la falce fienaia, attrezzo con un lungo manico di legno dotato di due impugnature su cui era installata perpendicolarmente una lama arcuata). Era un’attività faticosa che solo una lunga esperienza poteva alleggerire, dando al movimento oscillatorio delle braccia una movenza naturale e proficua. La lama doveva essere di frequente affilata con la preda (o “cote”), una pietra che consente di ottenere un risultato omogeneo e preserva la lama stessa. Per averla sempre a portata di mano il contadino si legava alla cinghia dei pantaloni un contenitore di legno nel quale riporre la pietra; di solito il contenitore veniva ricavato svuotando un piccolo tronco di castagno. Sovente il filo della lama si rovinava e allora era necessario ripristinarlo utilizzando un martello e una piccola incudine che l’agricoltore si portava dietro nei campi.
Ultimato il taglio l’erba veniva sparsa con il forcone per agevolarne l’essicazione e nei due giorni successivi rigirata più volte. Successivamente con rastrello e forcone il fieno veniva raccolto in mucchi e caricato sulla “tragia” (o treina) per essere ricoverato nel fienile.
Quando la cascina era piena si ricorreva all’antico uso di conservare accumuli di fieno nei prati. Si fissava nel terreno, che doveva essere leggermente in discesa per evitare stagnazione di acqua, un lungo palo attorno al quale si posava in circolo il fieno e lo si pressava con i piedi per renderlo meno permeabile agli eventi atmosferici. In inverno, dopo che si era liberato spazio nella cascina, lo si andava a prelevare con la tragia. Per contenere il fieno si usava una specie di grande cesta denominata cavagnada.
Oggi, nei dintorni di Fivizzano, la lavorazione del fieno è portata avanti prevalentemente da aziende connesse all’attività casearia o equina. Qui possiamo trovare giovani che hanno voluto dedicare il loro impegno verso il recupero della tradizione, rilevando l’attività dei nonni e dei genitori e producendo ottime specialità locali che altrimenti sarebbero andate perdute.
Fonti: museovirtualealtalunigiana.com – testi per gentile concessione del sig.Francesco Fantoni, consulenza Andrea Pellini; foto: Giorgio Borali, Andrea Pellini, Archivio Biblioteca Comunale Villafranca in Lunigiana
